Campagna “Perché”. Quando in un perché si racchiude una speranza per il futuro.

Alessia Bottone sul suo blog “DA NORD A SUD Parliamone! Sogni a tempo (in)determinato” (http://danordasudparliamone.wordpress.com/) lancia la campagna “perché?” ed in pochissimo tempo diventa un vero e proprio caso mediatico.

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Alessia Bottone si definisce con fierezza choosy: per lei non si tratta più di non sapersi adattare, come afferma la Fornero, ma di averlo fatto fin troppo. Decide di non accettare più tutto quello che le viene proposto anche, e soprattutto, perché ha già accettato tantissime condizioni senza poi ottenere nulla. Alessia ha infatti conseguito una laurea in Istituzioni politiche per la pace e i diritti umani, ha abitato in sette paesi facendo stage non retribuiti, conosce 3 lingue e ha fatto un tirocinio alle Nazioni Unite. Finiti i risparmi torna in Italia nella speranza di inserirsi nel mondo del lavoro ma resta disoccupata per mesi. Ora lavora due giorni al mese come cameriera. Le agenzie interinali dicono che non c’è nulla per lei. E c’è pure chi dice che è fortunata. Fortunata, certo, perché ha meno di 29 anni, perché se ne avesse di più non potrebbe più essere assunta come apprendista e quindi potrebbe dire addio a quei pochi contratti a tempo determinato che ancora offrono.

L’idea di Alessia Bottone è quella di scrivere “perché?” su un lenzuolo, un foglio, sul pc, un post-it, ovunque… e di fotografarsi assieme alla propria domanda. Questo semplice gesto permette a ciascun giovane di esporre le proprie domande inevase, quelle che lo tormentano, quelle che da sempre avrebbe voluto porre. L’obiettivo finale è quello di raccogliere le fotografie e pubblicarle sul blog e allo stesso tempo metterle sulle bacheche dei profili Facebook o sui siti internet di tutti coloro che partecipano. Si vuole così invitare sempre più persone ad unirsi per raccontarsi. I destinatari non sono solo il governo e il Parlamento, ma anche la nostra società. La campagna rappresenta in sostanza la necessità dei giovani di essere ascoltati, di dare un volto alle loro richieste e di uscire allo scoperto e poter dire: “Io non ci sto!”.

Perché, why, por qué. In qualsiasi lingua, l’importante è farlo. Cosa? Una domanda per aspettare, prima o poi, una risposta.

Ecco uno stralcio di intervista che Alessia Bottone ha concesso a Mondo Donna:

“Credo ci sia una grande confusione in merito. Ci hanno voluto far credere che la crisi non c’è e che, semmai, sei tu a non andar bene. Che il lavoro c’è ma sei tu incapace a trovarlo. Trovo che questo atteggiamento rispecchi una politica commerciale molto acuta: non sei preparato? Devi fare altri corsi, master. Sai solo due lingue? Meglio imparare anche il cinese e l’arabo e aggiungici più stage all’estero possibili. Il tempo passa e, in un baleno, ti ritrovi da “inadeguato perché troppo giovane e senza esperienze lavorative” a “inadeguato perché troppo vecchio e senza esperienze lavorative”. “Mammoni”, “Choosy”, “Viziati”. Uno Stato che offende non è legittimato e contribuisce ad aumentare uno stato d’inferiorità psicologica già preoccupantemente conclamata”

Chiunque volesse partecipare alla campagna può mandare le proprie fotografie ad alessiabottone@libero.it. 

Forza ragazzi! Facciamo sentire anche noi la nostra voce!

YB

2 thoughts on “Campagna “Perché”. Quando in un perché si racchiude una speranza per il futuro.

  1. Sapere che in Italia le persone qualificate non trovino lavoro, è sbagliato ma abbiam fatto l’abitudine. Però sapere da Alessia che anche nel resto del mondo sta diventando così, spaventa parecchio per il futuro.

    • Abbiam fatto l’abitudine è qualcosa che non vorrei mai sentire! A cosa ci stiamo rassegnando?! A dei contratti improponibili, a un governo che non riconosce il valore né dei propri giovani (mai abbastanza qualificati, mai abbastanza modesti, mai abbastanza insomma..) né dei meno giovani (a una certa età chi ti vuole a lavorare? a 40 anni purtroppo non si è considerati un uomo o una donna ricchi di esperienze ma un peso della società!)… NON FACCIAMOCI L’ABITUDINE! Chiediamo e pretendiamo risposte! Credo sia questo il significato della campagna di Alessia!

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