Verso le elezioni 2013 – Parla Antonio di Pietro

Antonio Di Pietro

TgCom24 – Che cosa ne sarà dell’Italia dei Valori? Alcuni come Donadi se ne sono andati. Tra pochi giorni ci sarà l’appuntamento per ridefinire il vostro movimento. Starete con il PD? Non ci starete? Cambierete nome? Ci dia le ultimissime novità.

On. Di Pietro – Come sempre accade a fine legislatura ognuno prende la sua strada ma si vedono quelli che vanno non si vedono quelli che vengono. L’IdV è una formazione politica che si è impegnata molto in questi anni. Vorrei ricordare che è l’unica formazione politica che in questi 5 anni di legislatura ha fatto opposizione dapprima al governo Berlusconi ora al governo Monti. Rappresenta quindi quella parte del paese che non ci stà su queste leggi e provvedimenti così come vengono presi perché riteniamo che siano leggi inique: per far quadrare i conti si fanno pagare i conti ai più deboli, ai più onesti. Per questa ragione abbiamo dato (e ribadisco per rispondere alla sua domanda) la disponibilità a partecipare non solo a un voto di protesta (come fa il Movimento 5 Stelle) ma a partecipare attivamente a quella coalizione che ha come obiettivo far quadrare i conti ma farli pagare questa volta a chi non li paga o a chi è più giusto che li paga.

TgCom24 – Allora se ho ben capito Di Pietro, voi starete con Bersani che parla appunto di allargare a tutta l’area del centro-sinistra se Bersani taglia con Monti altrimenti andrete per i fatti vostri?

On. Di Pietro – Più che taglia con Monti, taglia con questi provvedimenti che stanno tagliando la testa ai cittadini. Lei sa che per sposarsi bisogna essere in due e soprattutto bisogna essere d’accordo. Stabilito questo, noi dell’IdV siamo una formazione politica che in questi anni siamo stati l’unica coerente in Parlamento a porci come alternativa a quelle politiche e l’unica coerente che porta avanti un suo disegno di legge. Mentre stiamo parlando ci sono centinaia di banchetti in giro per l’Italia con cui stiamo raccogliendo un grappolo di referendum, 4 in totale. 2 sono in favore del diritto al lavoro, sull’articolo 8 e 18, cioè sulla riassunzione di coloro che vengono illegittimamente licenziati e cioè un minimo di contratto nazionale senza ritornare al Medioevo. Dall’altra parte vi è l’eliminazione del doppio stipendio parlamentare e del finanziamento pubblico. Come vedete quindi noi abbiamo una linea ben precisa e determinata che portiamo dentro e fuori il Parlamento. Il PD ha fatto le primarie che noi abbiamo rispettato. Sono delle primarie importanti, sono state anche un momento di democrazia partecipata che riteniamo sia stata una grande lezione di partecipazione a cui tutti dobbiamo dare rispetto. Adesso c’è un candidato premier e questo candidato premier deve dire per esempio con riferimento a queste 4 questioni che abbiamo posto da che parte stà: se proseguirà le politiche di Monti o si porrà in alternativa ad esso. A me pare che la stragrande maggioranza degli italiani dopo l’esperienza Monti sta peggio di prima. Forse allora bisogna cambiare parametri.

TgCom24 – Molto chiaro Di Pietro, ma voi come IdV che fine fate? Il 15 dicembre se non sbaglio avete questo grande incontro per decidere del vostro futuro, del vostro nome. Una parte di esponenti sono andati via. Donadi, che era un esponente importante, capogruppo alla Camera, se n’è andato e si è avvicinato a Bersani. L’IdV ci sarà ancora alle prossime elezioni o si chiamerà in un altro modo?

On. Di Pietro – L’IdV sicruamente c’è e ci sarà. Io mi sento come quel padre che ha fatto nascere e ha allevato un partito politico che finalmente dopo anni in cui l’ho accompagnato prendendolo per mano, oggi a partire dal 16 dicembre attraverso un processo rifondativo vogliamo portarlo a camminare da solo e devo essere orgoglioso di questa creatura che lavora all’interno del centro-sinistra o comunque all’interno di un’area che dia più uguaglianza insieme alle più libertà (libertà e uguaglianza devono essere due parametri che devono combaciare fra di loro e non deve essere la libertà di fare quello che ti pare sulle spalle degli altri). In quest’ottica, il partito IdV c’è e ci sarà solo se ben accompagnato, a seconda che si può costruire un’alleanza programmatica e non solo per fare numero per andare in Parlamento.

TgCom24 – Ecco, “fare numero per andare in Parlamento”. I sondaggi però vi danno in forte calo (l’1,5%). Così rischiate di non starci però in Parlamento. E’ preoccupato?

On. Di Pietro – Io ho letto in due giorni due sondaggi, a distanza di 8 ore l’uno dall’altro, uno che ci d al 5,4% l’altro all’1,5%.

TgCom24 – Qual è quello vero?

On. Di Pietro – Io preferisco comportarmi come quella persona che stà in mezzo al mare e deve arrivare a riva, e sente quello che sta a fianco “Che dici? Ce la facciamo o non ce la facciamo?”. Gli rispondo “Nuota fratello, nuota!”.

TgCom24 – Lei preferisce nuotare… Per qualche giorno non ha nuotato, è stato piuttosto lontano dalle telecamere, dagli avvenimenti pubblici. Qualcuno aveva detto “C’era stata un’uscita di scena, un appannamento di Berlusconi e parallelamente anche di Di Pietro. Adesso torna Berlusconi, o dice che ritornerà, e torna anche Di Pietro”. I vostri destini sono così intimamente legati? (Politicamente intendo).

On. Di Pietro – Glielo dico col cuore in mano perché è andato tutto bene: il destino mio era legato a mia moglie che ha dovuto fare un delicato intervento e sta molto bene adesso, quindi felice per questo.

TgCom24 – Ci dispiace che lei abbia avuto problemi personali e siamo contenti che tutto sia andato per il meglio. Però alla domanda su Berlusconi non mi ha risposto.

On. Di Pietro – Io non so cosa farà Berlusconi, se si ricandiderà o meno. Io personalmente sto dall’altra parte in quanto ritengo che la sua politica sia stata molto incentrata su provvedimenti che gli servivano come persona e come gruppo imprenditoriale. Soprattutto io sono dall’altra parte sul piano politico programmatico. Monti poi non è diverso da Berlusconi (aldilà di cosa fa di diverso la sera). Monti fa gli stessi provvedimenti che ha fatto Berlusconi: cerca di far quadrare i conti prendendo da dove è più facile prendere. Vorrei segnalarle soltanto questo per quanto riguarda la legge di stabilità, l’ex legge finanziaria: i sindaci minacciano di mettersi in massa, i presidenti delle regioni di fare conflitto di attribuzione con la regione, ogni giorno c’è uno sciopero di tutti contro tutti. C’è un’evidente situazione in cui in quest’anno di governo Monti si è aggravato. Rispetto a tutto questo, far finta di non vedere o avere un’informazione inginocchiata intorno a questo Professore a me pare che sia un errore grave, tant’è vero che la maggioranza dei cittadini italiani (ormai oltre il 50%) non vuole neanche più andare a votare o vota la protesta. Questo io dico: protestare va bene fino al giorno delle elezioni, ma il giorno dopo rimarrebbe la stessa politica. Ecco perché io dico che ci vorrebbe una legge elettorale che dia la possibilità ai cittadini di scegliere chi li deve governare e chi deve andare in Parlamento, invece si sta facendo il possibile affinché dopo le elezioni nessuno ha vinto e torni il governo Monti, vale a dire ancora una volta torna quello che porta al cimitero l’economia italiana.

TgCom24 – A proposito di legge elettorale, lei ha lanciato sul suo sito un appello a Napolitano, il Presidente della Repubblica. “Batti un colpo!” ha detto al Presidente della Repubblica “Dica Presidente che la legge elettorale va fatta! Lo dica formalmente così si danno una mossa!”. Il senso era: nessuno la vuole veramente questa legge, tutti vogliono votare con il Porcellum (PD compreso).

On. Di Pietro – Lei sa che in alcuni casi ho avuto delle divergenze con il Presidente della Repubblica ma mai come in questo momento sono d’accordo con lui e con tutti gli appelli che ha fatto finora affinché si modifichi questa legge elettorale. Noi dell’IdV, se permette (perché dell’IdV molto si reclamizzano le intemperanze interne), abbiamo fatto molti referendu e molte attività anche all’interno del Parlamento. 1 milione e 200mila firme per cambiare la legge elettorale. Abbiamo fatto due referendum per fare in modo che l’acqua restasse pubblica e anche chi non aveva i soldi potesse berla. Abbiamo fatto un referendum per evitare che le centrali nucleari si installassero in Italia. Come vede c’è un’IdV che fa fatti concreti. In Parlamento siamo gli unici che diamo una lettura diversa da quello che è un sistema anomalo formato dall’ex maggioranza e dall’ex opposizione che si sono messi insieme e che fuori dal Parlamento dice che nulla va bene (tant’è vero che manifestano pure contro le decisioni prese dal governo) ma dentro il Parlamento votano quelle stesse decisioni. E’ un’ipocrisia che qualcuno deve denunciare.

TgCom24 – E’ un bene secondo lei che nel centro-sinistra abbia prevalso Bersani sul suo forse futuro alleato, o era meglio che vincesse Renzi che magari portava un rinnovamento più consistente?

On. Di Pietro – Io riconosco che ci sia stato un momento demcoratico vero e sincero e sotto questo aspetto riconosco, pur conoscendo meglio Bersani perché l’avevo vicino a me quando ero al governo, consocendo il suo pragmatismo e quindi aspettandomi che potesse farcela perché può farcela anche una linea politica più vicina alle fasce sociali più deboli, ho anche avuto rispetto per un Matteo Renzi che ha fatto una partita vera e reale. Non è stato un gioco delle parti, è stato un confronto sincero che mette anche davanti alle proprie responsabilità tutti i partiti. C’è bisogno di un ricambio generazionale della classe dirigente ed io, che ho fondato il partito IdV, proprio per questa ragione a partire dal 15 dicembre mi faccio promotore da solo all’interno del partito affinché una classe dirigente possa portare avanti questo partito con me a fianco ma anche senza di me un giorno.

TgCom24 – Lei intende farsi da parte, autorottamarsi?

On. Di Pietro – No no, assolutamente! Io intendo costruire e ricostruire un partito politico che sta dalla parte dei cittadini e di cui io stia sopra la neve durante la tempesta ma anche durante la bonaccia. Intendo dire, porto avanti la mia battaglia politica ma farò in modo, come sto già facendo, affinché all’interno delle istituzioni si proceda anche a un ricambio generazionale. L’ha detto Bersani ancora ieri, ancora questa mattina, anche all’interno del suo partito egli ha bisogno di costruire il futuro e non solo di guardare al presente.

TgCom24 – Chi possono essere i nomi nuovi per il futuro della nazione? Deve essere Bersani a governare secondo lei?

On. Di Pietro – Bersani da solo non può governare: deve avvalersi di una maggioranza parlamentare che ha un’identità di programma. Ad oggi non lo sappiamo ancora qual’è questa maggioranza parlamentare e l’IdV in bianco non firma alcun documento. Ha chiesto, e spero ci sarà al più presto, un confronto per valutare se c’è davvero un cambio di rotta rispetto al governo Monti. Per quanto riguarda la squadra di governo è indubbio che deve essere all’insegna dell’innovazione e dell’esperienza.

TgCom24 – Con Casini nel centro-sinistra lei ci starebbe?

On. Di Pietro – Noi abbiamo fatto una scelta di campo, quella di costruire un modello riformista del paese che vada oltre gli schematismi ideologici e nel caso di specie a me pare che Casini abbia detto che con riferimento al suo partito intende andare da solo (come l’ha detto anche Grillo, come l’han detto tante altre persone). Quindi continuare a dire con chi ti sposi è un po’ un nonsenso. Io personalmente intendo sposarmi con quei cittadini che hanno visto nell’IdV una formazione politica spesso denigrata proprio per la sua indipendenza, per la sua autonomia, per dire pane al pano vino al vino. Quando c’era da dirlo sulla questione della trattativa stato-mafia, quando c’era da dirlo sulla legge anti-corruzione, quando c’era da dirlo sulla legge sulla stabilità, quando c’era da dirlo sulla difesa del mondo del lavoro, quando c’era da dirlo sui referendum che abbiamo fatto anche sulla legge elettorale. E’ una forza politica positiva.

TgCom24 – A proposito di Grillo, qualcuno ha detto quando si è parlato di un avvicinametno Grillo-Di Pietro è stato un po’ come un bacio della morte per Di Pietro che è scomparso e calato nei sondaggi. E’ così? Grillo vi fa male? O in realtà è un punto di riferimento ideale per voi?

On. Di Pietro – Il riferimento ideale per noi sono quei cittadini che ci votano e che hanno fiducia in noi nonostante le cattiverie che dicono tutti i giorni su di noi. Io personalmente ritengo che quando una massa di cittadini invece di prendere i forconi e di fare una rivoluzione si mettono insieme e partecipano democraticamente al voto, anche con un voto di protesta, siano da rispettare. Stà a vedere che adesso la colpa sia di quelli che votano il M5S o di chi li rappresenta o di quelli che hanno portato all’esasperazione i cittadini tanto da protestare democraticamente presentandosi alle elezioni. Io e Grillo non stiamo insieme elettoralmente ma io ho rispetto per quegli elettori che non potendone più invece di rinunciare al voto vanno a votare un’alternativa. Per quanto mi riguarda, torno a ripetere, io personalmente so che l’alternativa bisogna costruirla anche rispettando le regole del gioco e se le regole del gioco dicono che bisogna mettersi insieme a coloro con cui poi costruire uno stesso programma allora tanto vale farlo perché altrimenti serve soltanto la protesta. La protesta un giorno dura, due giorni dura, tre giorni stufa.

TgCom24 – Ma vi piacete (lei e Grillo) perché siete ambedue dei padri-padroni? Questa è l’accusa che fanno a lei e fanno anche a Grillo – di essere padri-padroni dei rispettivi partiti. E’ questa la simpatica che c’è reciproca?

On. Di Pietro – Secondo lei, la colpa per cui le cose vanno male in questo paese è di un comico che fa politica o di tanti politici che fanno i comici? Ma smettiamola ogni volta di criminalizzare chi non gli sta bene. All’interno del Parlamento l’IdV è l’unica forza politica che fa opposizione e all’interno del Parlamento tutti non ci vogliono ascoltare perché vorrebbero che non ci fosse l’opposizione, vorrebbero che non ci fosse la democrazia nel nostro paese ma credo che questo sia importante farlo sapere. Oggi siamo stati in Parlamento per discutere come fare per rendere più vivibili le carceri. Nessuno ve lo racconta; lo racconta la sua televisione in questo momento perché permette a me di dirlo! Hanno deciso di svuotare le carceri semplicemente dicendo che coloro che vengono condannati per reati fino a 4 anni non devono andare più in carcere. E’ troppo bello questo! Allora che cosa l’hai fatta a fare la legge penale se poi dopo tutto questo lavoro che si fa, finalmente quando uno viene condannato non deve andare in carcere?! Meglio è, evidentemente, depenalizzare quei reati per cui non c’è bisogno di andare in carcere, meglio è risocializzare quei detenuti che possono essere risocializzati, ma meglio è se servono 100 posti letto di fare 100 posti letto invece che siccome ce ne hai 80 20 delinquenti li lasci fuori! Ma in Parlamento questo fanno. Ogni volta con un indulto, con un’amnistia mascherata, oppure una leggina come quella che stanno facendo adesso fanno in modo che nel carcere ce ne possano stare quanti ne contiene il carcere, tenendo fuori magari quelli che sono delinquenti.

TgCom24 – Ci vorrebbe un movimento dei magistrati? All’orizzonte c’è quel movimento arancione con De Magistris e, chissà, forse con Di Pietro che si allea o loro che si alleano a voi…

On. Di Pietro – Non v’è dubbio che vi è una vasta area del paese (e adesso devo stare attento a rispondere in dipietrese perché qualcuno mi dice che è diventato politichese pure Di Pietro) che ritiene che rispettando le regole del gioco tutti abbiano più possibilità o quantomeno le stesse possibilità degli altri. Se questo si chiama il partito dei magistrati.. voglio dire, meglio un partito di magistrati che un partito di delinquenti. Ma aldilà della battuta, non è vero che c’è un partito dei magistrati. E’ vero che io quando ho deciso di fare politica avevo già lasciato da due anni la magistratura, è vero che ho candidato De Magistris al mio partito, ma è anche vero che egli appena eletto si è dimesso dalla magistratura. E per quanto mi riguarda io ritengo che quando uno fa il magistrato ha tutto il diritto di fare politica, ma se sceglie di fare politica, cioè il giocatore, non può tornare a fare l’arbitro. Questo è quello che penso io, è questo che ho applicato a me stesso e per quanto mi risulta, se ci sono dei magistrati cha fanno politica e tornano a fare magistratura, certamente non sono nel mio partito.

TgCom24 – Quindi su questo lei dice “Bisogna essere chiari, si può cambiare in un senso ma non tornare indietro”. Forse qui servirebbe anche una norma che stabilisse un principio che è anche un principio di chiarezza, no?! Nessuno l’ha mai proposta mi pare.

On. Di Pietro – Io personalmente non solo l’ho proposta ma l’ho proposta insieme a un’altra norma che fa parte di un disegno di legge che è depositato ma che naturalmente giace. Perché come al solito i provvedimenti scomodi non si vogliono prendere. Ma mi auguro che almeno una parte di essa domani il Consiglio dei Ministri possa farla propria. Se lo farà diranno tutti il bene possibile ma io voglio vedere il meglio, vale a dire la non candidabilità dei condannati. Benedetto il Signore! Ci sono milioni e milioni di persone in questo paese, per candidarsi almeno scegliamo che chi è stato condannato non si può candidare, come scegliamo che chi è stato condannato non può partecipare alle gare pubbliche di forniture e di servizi. Scegliamo insomma che può entrare nelle istituzioni chi non utilizzi le istituzioni per commettere reati. Non mi sembra che si chiede la luna, io lo sto chiedendo da tempo con disegni di legge, con referendum, con leggi di iniziativa popolare. Domani il Consiglio dei Ministri sembra che lo debba fare. Non vorrei che sia la solita foglia di fico con cui si dice “i condannati definitivi con pena superiore a 4 anni”. Ma chi è che viene condannato con pena superiore a 4 anni? Tra attenuanti generiche, attenuanti specifiche e quant’altro… io che ho fatto l’inchiesta “Mani pulite”, che ho messo sotto processo circa duemila persone, la maggior parte dei quali pure condannati, a trovarne uno condannato oltre i 4 anni non ce ne sta.

TgCom24 – Di Pietro la vedo battagliero. Le faccio però fare un passo indietro doveroso. Lei è stato molto criticato anche all’interno del suo movimento per quella famosa intervista a Report in cui pareva un po’ evasivo nelle risposte. Allora vogliamo chiarirlo quell’episodio? Era un Di Pietro in difficoltà quando era sul posto dell’imputato oppure non è andata così veramente la storia? Ce la chiarisca una volta per tutte Di Pietro.

On. Di Pietro – No no no no. Quando io mi sono rivisto io non mi sono piaciuto perché quello fa il suo mestiere ma se io avessi saputo di che cosa voleva parlare andavo iperinformato e iperdocumentato. Non sapevo di cosa parlare e nell’ambito di un discorso che è durato molto tempo…

TgCom24 – La fermo. Nell’intervista la si accusava di aver usato i soldi del partito per delle cose private insomma. Giusto per chiarezza.

On. Di Pietro – Devo dire per onestà che lei non ha mai detto questo semmai i giorni successivi tutti hanno detto che io avevo 56 case. Che io a un certo punto ho detto “Ehi, dove stanno ste case?! Ne regalo un paio a qualcuno che me le trova!”. Ma aldilà di questo, torno a ripetere, sono stato io che per eccesso di fiducia non ho chiesto qual era l’argomento da trattare e quindi non ho avuto modo… Se lei in questo momento mi chiede cosa ho mangiato ieri sera non me lo ricordo. Che ragionamenti sono questi?! Perché? Perché sono focalizzato in un altro discorso! Stiamo parlando delle leggi elettorali, stiamo parlando di un argomento non di un altro. Detto questo torno a ripetere, neanch’io mi sono piaciuto ma in vent’anni può capitare qualche volta che uno non è sulla parola, non è sul documento. Ma detto questo se avessi saputo quale fosse stato l’argomeno avrei risposto come ho risposto in ogni sede. A proposito, lo ribadisco anche qui, quelli che hanno sostenuto un’attività impropria da parte mia sono anche stati condannati dalla magistratura per aver sostenuto una cosa del genere. Quindi carta canta!

TgCom24 – Carta canta. Abbiamo fatto chiarezza su questo episodio. Torniamo al futuro. Lei ha detto “Io starò con Bersani ma solo se Bersani prende le distanze con la politica di Monti”. Ma Bersani vuole ancora Di Pietro o gli basta Donadi (ex IdV che adesso ha creato un suo movimento e che stà con Bersani e col centro-sinistra dichiaratamente)? Insomma, non è che rischia lei di rimanere fuori dal loro progetto e Bersani non la vuole più?

On. Di Pietro – Il mio obiettivo è essere coerente con l’impegno preso con gli elettori, che è quello di far quadrare i conti andando a prendere le entrate in un modo diverso da come le ha prese il governo Monti adesso e il governo Berlusconi prima e dopo. Mentre stiamo parlando il tavolo della pace ha lanciato un appello a tutti i parlamentari che io ho tradotto anche in un’interrogazione parlamentare e un apposito emendamento. Siamo in una situazione in cui si spendono soldi per comprare 130 aerei da combattimento che manco più gli americani vogliono e non abbiamo i soldi per fare assistenza sociale ai profughi piuttosto che ai nostri cittadini che stanno in mezzo alle strade e non arrivano a fine mese. Vi pare giusto tutto questo? A questo devo rispondere io, non a questo o quell’altro leader. Gli altri leader, quelli che sono stati indicati dai cittadini per fare i leader, da che parte stanno? Io in questo caso sto col tavolo della pace.

TgCom24 – C’è il sì del Senato al maxi-emendamento sui costi della politica. Questi costi della politica si tagliano o non si tagliano, nella sostanza sembra che non si taglino mai. E’ questo il punto di partenza?

On. Di Pietro – Le sto dicendo che mentre stiamo parlando volontari dell’IdV, orgogliosi di far parte dell’IdV, stanno raccogliendo le firme per le strade e nei mercati per abrogare il finanziamento pubblico ai partiti e per abrogare il doppio stipendio parlamentare.

TgCom24 – Lei dice “non basta quello che fa il Parlamento, qui bisogna andare con l’accetta”?

On. Di Pietro – In Parlamento si discute e si discute ma se non c’è la volontà popolare che glielo impone non ci si riesce. Questi già le avevano raccolte le firme, avevano già passato un referendum. Dopo vent’anni l’hanno riproposto. Perché? Perché il patern nostro come dice? Non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male, e così sia. Quindi eliminiamo la tentazione e non se ne parla più.

TgCom24 – E’ preoccupato per l’emorragia che il suo partito ha subito in queste ultime settimane? Tornando indietro, perché Donadi se ne è andato sbattendo la porta?

On. Di Pietro – Non confondiamo gli eletti con gli elettori. Con la legge elettorale Porcellum gli eletti sono i nominati, pace all’anima loro e buon viaggio a chi è andato via. Ma l’elettore vota il partito in relazione alla sua credibilità e soprattutto alla coerenza del programma che è loro sottoposto. E io a quegli elettori devo dire che quest’anno in Parlamento loro elettori loro cittadini italiani che nella maggiorparte stanno dicendo che sono insoddisfatti per come stanno andando le cose, che non arrivano a fine mese, che non gli va bene la legge sul lavoro che stanno facendo, che non gli va bene come sono spesi e incassati i soldi, a quelli devo dire l’IdV in Parlamento questo lo sta facendo in rappresentanza vostra.

 

YB

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