Gli italiani lottano per sopravvivere (FR)

Gli italiani lottano per sopravvivere… (articolo apparso su www.agoravox.fr)

Una crisi che gli italiani non avevano mai conosciuto prima. Una crisi che mette sottosopra tutte le certezze e che fa temere per un avvenire molto cupo.

manifestazioni precariato

Il 46° rapporto del CENSIS infatti non spinge ad essere ottimisti. La sua analisi è insindacabile: la sicurezza dell’impiego non c’è, le pensioni e i salari sono modesti e non permettono di avere un livello di vita decente, migliaia di famiglie si trovano costrette a rifarsi sui risparmi di una vita per sopravvivere. Se aggiungiamo a questo quadro le ultime misure prese dal governo, in particolare l’introduzione di una tassa odiosa come l’IMU (l’Imposta Municipale Unica volta a tassare i beni immobiliare degli italiani ma non prende di mira né i beni della Chiesa né i beni delle fondazioni bancarie), si può comprendere facilmente l’atteggiamento di diffidenza che gli italiani hanno nei confronti della loro classe politica.

Le difficoltà inerenti la necessità di sopravvivere giorno per giorno sono acute non solo per un gran numero di famiglie, ma anche per molte imprese che temono di non poter resistere al mercato globale che impone una concorrenza feroce basata su una manodopera a basso prezzo. Se teniamo in considerazione il fatto che la maggior parte delle imprese italiane, piccole o medie, sono a conduzione familiare, comprendiamo ancora meglio i legami stretti che uniscono il destino di questo piccole imprese a quelle delle famiglie.

Le preoccupazioni della gente finiscono per espandersi a macchia d’olio. Chi è al potere teme giustamente per gli sviluppi futuri. La crisi economica crea delle preoccupazioni che non si sono ancora manifestate a questo livello; la maggior parte delle imprese familiari temono di dovere chiudere i battenti e le famiglie che vivono in situazione di incertezza costante vedono il loro potere d’acquisto e i loro risparmi che non sono nient’altro che che quel che rimane dalle politiche di austerità imposte dalla troika [trio formato da UE, FMI e BCE, ndr], con la stessa riuscita della Grecia o della Spagna.

L’estrema povertà ha costretto in questi due ultimi anni più di 2 milioni e mezzo di persone a vendere il loro oro e i metalli preziosi e circa 300mila famiglie hanno venduto mobili o beni diversi per arrivare a fine mese. Il numero di macchine vendute non cessa di diminuire: questo mezzo di trasporto è diventato quasi un lusso dato l’aumento ininterrotto del prezzo dei carburanti. Molte famiglie si sono adattate alla situazione e circolano abitualmente in scooter o bicicletta. Molte giovani coppie sono state costrette a ricorrere all’aiuto finanziario dei genitori, e ciò non fa che confermare il ruolo centrale che riveste la famiglia nella società italiana. La crisi ha così provocato dei fenomeni molto diffusi di solitarietà tra famiglie.

Queste preoccupazioni, questi timori che s’impossessano di tutti i politici, di destra o di sinistra, si ripercuotono in modo pressoché automatico sui cittadini italiani. Per questi ultimi, l’idea diffusa tra i media secondo la quale l’Europa verrà in loro soccorso dissipa ogni giorno sempre di più. Come si può in effetti sperare in un’entità le cui misure adottate finora non fanno che aggravare la situazione (l’Unione Europea favorisce la disoccupazione di massa, la creazione monetaria è affidata alle banche e i capitali vanno e vengono senza controllo, ecc.)?

Ciò che manca è una reazione collettiva come quella che lo Stivale ha potuto conoscere nell’immediato dopoguerra quando gli italiani, gettati tra le macerie di un paese distrutto, si sono rimboccati le maniche per gettare le basi del futuro boom economico. La situazione odierna, fa notare il CENSIS, non è più possibile data la diffidenza che gli italiani nutrono nei confronti dello stato e dei politici, considerati nel migliore dei casi come sanguisughe, nel peggiore come dei veri nemici.

I problemi economici hanno finito col gettare sul banco d’accusa l’Unione Europea, che è stata presentata all’inizio come la garanzia di un benessere generalizzato per tutti i cittadini dei paesi membri. E’ evidente che l’adesione a questa struttura è corrisposta a pochi vantaggi. Anche le istituzioni comunitarie sembrano tentacolari e caratterizzate da meccanismi decisionali infiniti e… incomprensibili.

La crisi ha innescato un vero senso d’indignazione nei confronti di una classe politica incapace, corrotta e che si drappeggia con arroganza nei privilegi. L’87% dei cittadini italiani pensa che la corruzione sia un grave problema e il 43% crede che il crollo morale della stessa classe e la corruzione sono le principali cause della crisi. Un mix esplosivo di rabbia crescente e di risentimento nei confronti delle istituzioni politiche che potrebbe offrirci qualche sorpresa… senza necessariamente dover attendere le prossime elezioni.

Articolo originaleLes Italiens luttent pour survivre… di Capitaine Martin

YB

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