Il discorso che vorremmo ascoltare da ogni politico…

José Alberto “Pepe” Mujica Cordano è un politico uruguaiano, Senatore della Repubblica e Presidente. E’ noto come “il presidente più povero del mondo”. Pepe devolve il 90% del suo stipendio infatti in beneficenza. Non vive nella dimora presidenziale  – che è destinata ai senzatetto –  ma nella casa di campagna di sua moglie dove lei gli stira le camicie e lui stende i panni in giardino. Non manda mail e non usa Twitter. Ama il giardinaggio e fare l’orto, coltivando prodotti che poi vende in un mercatino popolare la domenica. Rifiuta le scorte e le auto blu e il suo solo patrimonio consiste in una vecchia Volkswagen stimata in 300 € e in un cellulare preistorico.

Pepe MujicaPepe afferma:

“Non mi travesto da presidente e continuo ad essere come ero. Le cose più belle della vita sono avere degli amici, godere moderatamente del cibo e molto della Natura. Io non sono povero, ho tutto ciò di cui ho bisogno”

Ecco il discorso che ha pronunciato in occasione del G20 dello scorso giugno in Brasile, il discorso che noi tutti vorremo sentire dai nostri politici.

Autorità presenti di tutte le latitudini e organismi, molte grazie! E i nostri ringraziamenti al popolo del Brasile e alla sua signora Presidente. E molta grazie alla buona fede che sicuramente hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto. Ed esprimiamo la intima volontà come governanti di accompagnare tutti accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere. Senza dubbio ci permettono di farci alcune domande a voce alta: per tutta la sera si è parlato di sviluppo sostenibile, di tirare fuori masse immense dalla povertà. Che cos’è che ci svolazza in testa? Il modello di sviluppo e di consumo attualmente è quello delle società ricche. Mi domando: cosa succederebbe a questo pianeta se gli Hindu avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi? Quanto ossigeno ci resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: il mondo oggi ha gli elementi materiali per rendere possibile che sette, otto miliardi di persone possano avere lo stesso grado di consumo e di spreco che hanno le più opulente società occidentali? Sarà possibile? O dovremo fare un giorno un altro tipo di discussione? Perché abbiamo creato una civilizzazione, quella in cui siamo, figlia del mercato, figlia della concorrenza, e che ha prodotto un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Però quello che era economia di mercato ha creato società di mercato! E ci ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta! Stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione che governa noi? E’ possibile parlare di solidarietà e “che siamo tutti uniti” in un’economia basata sulla concorrenza spietata? Fin dove arriva la nostra fratellanza? Nulla di questo lo dica per negare l’importanza di questo evento. No! E’ per il contrario! La sfida che abbiamo davanti è di una portata colossale e la grande crisi non è ecologica, è politica! L’uomo non governa oggi le forze che ha scatenato, fino a quando le forze che ha scatenato governano l’uomo. E la vita… Perché non veniamo al mondo per svilupparci in termini generali, veniamo al mondo cercando di essere felici. Perché la vità è corta e se ne va via. E nessun bene vale quanto la vita, e questo è elementare! Però se la vita mi sfugge via, lavorando e lavorando per consumare un “plus” … E la società consumista è il motore perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, o se si ferma, si ferma l’economia, e se si ferma l’economia è il fantasma della stagnazione per ognuno di noi. Però questo iper-consumo, a sua volta, è quel che sta assalendo il pianeta! E deve generare, questo iper-consumo, cose che durano poco, perché si deve vendere tanto! E una lampadina elettrica non può durare più di 1.000 ore accesa… ma ci sono lampadine che possono durare 100.000, 200.000 ore… però queste non si possono fare! Perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare, e dobbiamo avere una civilizzazione di uso e smaltimento! E siamo in un circolo vizioso! Questi sono problemi di carattere politico che ci stanno dicendo la necessità di iniziare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di regredire all’uomo delle caverne, né di avere un “monumento all’arretratezza”. E’ che non possiamo continuare all’infinito a essere governati dal mercato, ma dobbiamo governare il mercato! Per questo dico che il problema è di carattere politico, nel mio umile modo di pensare. I pensatori antichi dicevano “Povero non è chi possiede poco, ma veramente povero è chi necessita infinitamente tanto”. E desidera, e desidera, e desidera sempre più! Questa è una chiave di carattere culturale! Quindi saluto lo sforzo e gli accordi che si fanno e lo accompagno, come governante, perché so che alcune delle cose che sto dicendo “stridono”. Però dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, che la crisi dell’aggressione ambientale, non è una causa. La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo costruito. E ciò che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere. Perché? Appartengo a un piccolo paese, molto ben dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio paese ci sono 3 milioni di abitanti, poco più, 3 milioni e 200. Però ci sono 13 milioni di vacche delle migliori al mondo, e 8-10 milioni di ovini stupendi. Il mio paese è esportatore di cibo, di latticini, di carne. E’ una pianura, quasi il 90% del suo territorio è utilizzabile. I miei compagni lavoratori lottarono molto per le 8 ore di lavoro e ora stanno ottenendo 6 ore… però chi ottiene 6 ore ottiene due lavori pertanto lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare un mucchio di rate: il motorino che ha comprato, l’automobilina che ha comprato… E paga rate! E paga rate! E quando arriva a estinguere è un vecchio reumatico come me, e la vita gli vola via! E uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana? Queste cose sono molto elementari. Lo sviluppo non può essere contro la felicità, deve essere a favore della felicità umana, dell’amore, della terra, delle relazioni umane, di prendersi cura dei figli, di avere amici, di avere il sufficiente! Perché questo è il tesoro più importante che hanno. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama “la felicità umana”.

Grazie.

YB

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