Cassazione: un bambino cresce bene anche in famiglia gay. Il mondo cattolico si scatena

La Cassazione ha confermato l’affidamento esclusivo di un bambino alla madre, seppur convivente con un’altra donna.

Coppia gay figli

“No ai pregiudizi, minore può crescere in modo equilibrato anche in una famiglia omosessuale”

I giudici della Cassazione, cinque donne e un uomo, con la sentenza 601 depositata venerdì 11 gennaio 2013 ha dunque rigettato il ricorso presentato da un padre, di religione musulmana, contro la decisione con cui il 26 luglio 2012 la Corte d’appello di Brescia aveva scelto di affidare in via esclusiva il figlio minore alla madre che aveva deciso di andare a convivere con una delle educatrici che aveva conosciuto in una comunità di recupero. La decisione dei giudici di Brescia era stata presa in conseguenza ad un episodio violento messo in atto dal padre, in presenza del bambino, ai danni della madre. Il padre era ricorso in Cassazione lamentandosi circa l’idoneità sotto il profilo educativo della famiglia in cui il minore era inserito, essendo questa formata da due donne legate da una relazione omosessuale.

Con la sentenza 601 la Corte di cassazione si schiera dalla parte delle coppie gay nel caso in cui il giudizio negativo sulla loro adeguatezza a fare i genitori si basi solo sulle scelte sessuali. Nella sentenza si legge infatti:

“Alla base della doglianza del ricorrente non sono poste certezze scientifiche o dati di esperienza, bensì il mero pregiudizio che sia danno per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale. In tal modo si dà per scontato ciò che invece è da dimostrare”

La Cassazione addossa quindi al ricorrente l’onere della prova invitandolo, per impedire l’affidamento esclusivo, a dare motivazioni diverse dall’omosessualità della sua ex.

Il senatore del PD Ignazio Marino saluta la scelta della Corte come l’affermazione di un principio di civiltà e l’Italia dei Valori (IDV) si augura che sia l’apripista per le adozioni. Cesare Mirabelli, ex presidente della Consulta, ne ridimensiona invece la portata, invitando a considerarla una decisione sul caso specifico e ad evitare quindi interpretazioni estensive.

papa contro matrimonio omosessuale

Sconcertato invece monsignor Domenico Sigalini, presidente della Commissione Cei per il Laicato, per il quale “non si può costruire una civiltà attraverso le sentenze dei tribunali”. Il quotidiano della Cei afferma:

“I giudici hanno scelto il male minore rispetto ad un padre violento”

Avvenire, il quotidiano dei vescovi, denuncia la pericolosità di questa sentenza. Secondo Avvenire i supremi giudici non aprono affatto le porte alla possibilità di adozione da parte delle coppie gay, ma avrebbero semplicemente scelto il male minore affidando il bambino alla madre omosessuale, visto che il padre è considerato una persona violenta.

“Del tutto fuori strada quindi i commenti di chi ha subito colto l’occasione per gridare alla ‘modernità’ e alla ‘lungimiranza’ dei supremi giudici”

“Siamo di fronte ad una concezione che attinge il suo ‘humus’ culturale alle forme illuministiche più primitive, nega ogni preziosità dell’esperienza umana e ritiene che anche per la dimensione della paternità e della maternità il genere umano possa ricominciare daccapo, perché l’educazione e la formazione del bambino può avvenire contro i parametri naturali e le garanzie che la famiglia presenta in ogni epoca”

L’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del dicastero vaticano per la famiglia, ha dichiarato in un’intervista a RadioVaticana sulla manifestazione che si svolgerà domani in Francia contro la proposta di legge del ministro Hollande di introdurre le nozze gay con diritto all’adozione:

“L’adozione dei bambini da parte degli omosessuali porta il bambino ad essere una sorta di merce. Non si può considerare che siccoe ho diritto a questo ho diritto anche a quell’altro. Il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che, da che mondo è mondo, è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre.

Una delle reazioni più dure è però quella di Don Mazzi:

“La Corte Suprema va contro natura perché la natura stessa che richiede che un bambino viva con un padre e una madre”

Paola Concia

Contro le dichiarazioni del mondo cattolico si scatena Paola Concia, del PD, che a TgCom24 commenta:

“Mi chiedo quale sia il senso di umanità dei vescovi che mettono in discussione che un bambino possa continuare ad avere una continuità affettiva con una madre omosessuale. Non riesco a vedere il senso di umanità del vescovo. Il vescovo è più interessato a portare avanti una battaglia ideologica o al sano sviluppo di un bambino o di una bambina che deve crescere sereno in una famiglia?”

YB

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