Unipol, Berlusconi condannato a un anno

I giudici della quarta sezione penale del tribunale di Milano hanno condannato Silvio Berlusconi ad un anno di reclusione per il caso Unipol.

silvio berlusconiBerlusconi era imputato di concorso in rivelazione di segreto d’ufficio con il fratello Paolo per la vicenda della pubblicazione sulle pagine de Il Giornale della conversazione tra Piero Fassino, al tempo segretario Ds, e Giovanni Consorte, di Unipol. La conversazione non poteva essere pubblicata perché all’epoca era ancora coperta da segreto istruttorio.

fassino e consorteSecondo l’accusa, il 24 dicembre 2005 Berlusconi avrebbe ascoltato la registrazione di quella telefonata in un incontro ad Arcore alla presenza di Paolo Berlusconi e degli imprenditori Fabrizio Favata e Roberto Raffaelli. Quest’ultimo, che lavorava per la società che forniva le apparecchiature per le intercettazioni alla Procura, avrebbe trafugato il nastro e, assieme a Favata e a Paolo Berlusconi, l’avrebbe offerto in regalo a Berlusconi in vista delle elezioni politiche del 2006. Pochi giorni dopo il contenuto di quella telefonata è stato pubblicato.

Al fratello Paolo Berlusconi sono stati invece inflitti 2 anni e 3 mesi di reclusione. E’ stato invece assolto dai giudici per le accuse di ricettazione e millantato credito.

paolo berlusconi

I giudici della quarta sezione penale del Tribunale di Milano hanno disposto un risarcimento a carico di Silvio e Paolo Berlusconi di 80 mila euro a favore di Piero Fassino, parte civile al processo sull’intercettazione Unipol.

Entro 90 giorni saranno depositate le motivazioni del tribunale.

 

L’avvocato Piero Longo, legale di Berlusconi, ha dichiarato:

“Siamo molto sorpresi. Credo che sia la prima volta che si condanna per la violazione di segreto istruttorio”

Per Piero Longo non c’erano elementi o prove per condannare l’ex premier. L’episodio contestato a Berlusconi presenta infatti caratteristiche non comuni: l’intercettazione non era in possesso né del pm né era stata trascritta; era nella disponibilità solo della società che metteva a disposizione gli apparecchi per registrare.

Il legale ha poi ricordato che pende ancora in Cassazione l’istanza di ricusazione di uno dei giudici del collegio, Maria Teresa Guadagnino, che oggi ha condannato il leader del Pdl.

“Se venisse accolta, questa sentenza sarebbe annullata”

maria teresa guadagnino

YB

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